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Città tra sviluppo e declino. Un'agenda urbana per l'Italia

Le città europee stanno attraversando una fase di profonda trasformazione – economica, sociale, tecnologica, politica, culturale, istituzionale – e la regolazione delle loro traiettorie di sviluppo si sta affermando come un tema centrale del discorso pubblico. Per restare fedeli al “progetto europeo” le città dovranno evolvere senza mettere in discussione il modello europeo di città e di territorio. Come trovare un equilibrio tra le strategie di sviluppo delle città e gli obiettivi di coesione sociale e territoriale è, oggi, un campo di riflessione e di intervento in tutti i maggiori paesi, ciascuno impegnato a definire per il prossimo decennio come declinare nel proprio territorio l’agenda urbana europea che sta ora prendendo forma.
Nonostante l’evidente stato di crisi economica, sociale, ambientale, morale (e finanziaria) di molte delle sue città, l’Italia è uno dei paesi europei che meno ha riflettuto sullo stato e sulle prospettive del proprio sistema urbano. Mentre nei maggiori paesi europei la città assumeva una posizione centrale nell’agenda politica, in Italia perdeva di rilievo nel discorso pubblico e scientifico. Incapace di comprendere quanto stava accadendo nelle sue città, l’Italia non è riuscita ­– neanche ha provato, in definitiva – a costruire un paradigma di regolazione del suo sistema urbano (e territoriale) che potesse di misurarsi con la complessità delle trasformazioni sociali.

I contributi di questo libro ­– parte di un progetto di ricerca sul sistema urbano italiano in svolgimento al Gran Sasso Science Institute (www.gssi.infn.it) – avviano un’esplorazione metodologicamente consapevole dello stato delle città italiane, provando a colmare il «vuoto di conoscenza» sul sistema urbano che caratterizza il discorso scientifico e pubblico. Allo stesso tempo, delineano gli elementi costitutivi di un’agenda urbana in grado di declinare la complessità delle trasformazioni in atto nella società e nell’economia.

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Antonio G. Calafati (a cura di)

Città tra sviluppo declino. Un'agenda urbana per l'Italia, Donzelli, Roma, 2014, pp. V-460

Scritti di: A. Balducci, C. Bianchetti, M. Boffi, A.G. Calafati, F. Chiodelli, M. Cremaschi, S. Colleoni, C. Donolo, L. Fabian, C. Fioretti, F. Gelli, G. Laino, A. Lanzani, C. Merlini, G. Mingione, S. Munarin, C. Perrone, C. Renzoni, B. Secchi, C. Tosi, S. Vicari, P. Viganò, P. Veneri

Economie in cerca di città. La questione urbana in Italia

In Italia esiste una «questione urbana» che si dovrebbe affrontare con urgenza, perché è una delle principali ragioni del declino economico del Paese. Negli anni Cinquanta è iniziato un profondo cambiamento – una «rivoluzione» – dell''organizzazione territoriale della società italiana. Lo straordinario processo di concentrazione delle attività antropiche che ha accompagnato la crescita economica ha condotto alla formazione di sistemi urbani nei quali le città storiche si sono dissolte. I nuovi sistemi urbani – intercomunali e dispersi – della città hanno sia la dimensione spaziale che quella relazionale, ma della città non hanno il carattere costitutivo, l'identità politica. L'Italia non ha più città in senso proprio, ma sistemi urbani senza un principio ordinatore; sistemi che possiamo chiamare città in nuce volendo sottolineare il carattere momentaneo della loro incompletezza, la direzione della loro transizione strutturale; il fatto che ci sono ancora il tempo, le risorse, la possibilità e il desiderio sociale di un progetto per la città. In Italia si sarebbe dovuto adeguare da tempo il sistema politico locale alla nuova organizzazione spaziale e relazionale emersa con la «rivoluzione territoriale»; si sarebbero dovuti trasformare i nuovi sistemi urbani formatisi per «coalescenza territoriale» in unità di auto-regolazione. L'internazionalizzazione dell'economia europea, con i suoi cambiamenti tecnologici e culturali, ha fatto diventare la «questione urbana» un tema decisivo per lo sviluppo economico dell'Italia. Rendendo mobile la produzione – ogni tipo di produzione –, l'internazionalizzazione ha reso instabile l'economia di ogni città: e le città sono oggi in «cerca di economie», così come le «economie sono in cerca di città».

 

Antonio G. Calafati

Economie in cerca di città. La questione urbana in Italia, Donzelli, Roma 2009, pp. iv-150

INDICE DEL LIBRO: prefazione; Introduzione; I.Internazionalizzazione e lealtà territoriale; II. Città strategiche; III. Una "ricvoluzione territoriale"; IV. Città in nuce; V. Oltre il paradigma territoriale; VI. La ricostruzione delle città italiane; Indice dei nomi

Le città della Terza Italia

L'Italia centrale – la "Terza Italia" nella narrazione proposta dalla scienza sociale italiana – è un territorio caratterizzato da un esemplare policentrismo. Un policentrismo che nei confini delle sue polarità è stato ridisegnato, ma sostanzialmente non modificato, dai processi di integrazione territoriale determinati dall'accelerata accumulazione di capitale iniziata negli anni Cinquanta. Il carattere policentrico di questa macro-regione avrebbe dovuto obbligare a esplorare in una prospettiva comparata il grado di eterogeneità delle traiettorie di crescita (e di sviluppo) delle città. In effetti, le città della Terza Italia – le città di fatto che si sono formate per coalescenza (e non le città legali) – hanno seguito dal 1950 traiettorie di crescita così diverse da richiedere uno spostamento del focus della riflessione economica sulla loro efficienza statica e dinamica per poter comprendere le prestazioni macro-regionali. La diversità delle prestazioni delle città deve essere interpretata, in una prospettiva sistemica, come l'effetto della diversità delle loro strutture sociali, economiche, politiche e spaziali. Ma le città sono "sistemi progressivi", le cui strutture mutano nel tempo – in alcune fasi storiche più rapidamente che in altre. Anche la loro evoluzione strutturale, e non solo la relazione causale struttura-prestazioni, deve rientrare, quindi, nel campo di indagine dell'economia urbana se si vuole spiegare la diversità delle loro traiettorie di sviluppo di lungo periodo. I saggi raccolti in questo volume intendono delineare un'agenda di ricerca sulle traiettorie di sviluppo economico delle città italiane. In particolare, essi esplorano in termini quali-quantitativi l'evoluzione strutturale recente delle città della Terza Italia allo scopo di identificare – in una fase di profondo cambiamento dei fattori di competizione territoriale – le strutture che si stanno consolidando e che determineranno le traiettorie di crescita e di sviluppo future.

 

Antonio G. Calafati (a cura di)

Le città della Terza Ialia: evoluzione strutturale e sviluppo economico, FrancoAngeli, Milano 2012, pp. 1-278

INDICE DEL LIBRO: Prefazione; Introduzione (A.G. Calafati); 1. Le città nello sviluppo economico della Terza Italia (A.G. Calafati); 2. Le ittà della Terza Italia: quanto sono diverse le loro economie? (A. Cirilli e P. Veneri); 3. L'organizzazione spaziale delle città della Terza Italia: dispersione versus policentrismo (P. Veneri); 4. Invechiamento demografico e mutamento della morfologia sociale nelle città della Terza Italia (C. Chiatti e F. Orazi); 5. Città multietniche: l'immigrazione extra-comunitaria nelle città della Terza Italia (G. Morettini e M. Socci); 6. Funzioni e rango delle città della Terza Italia (A. Cirilli e P. Veneri)

Città in nuce nelle Marche

La riflessione sulle traiettorie di sviluppo locale nelle Marche è una storia interrotta. Alla fine degli anni Settanta le Marche sono state una delle regioni nelle quali il nascente “paradigma territoriale” veniva elaborato e nelle quali ci si esercitava a misurarne la capacità di interpretare l’industrializzazione della Regione. Ma, a partire dall’inizio degli anni Ottanta, l’organizzazione territoriale, la struttura socio-economica e la configurazione istituzionale delle Marche hanno cessato di essere un oggetto di studio.

Questo libro si propone di riannodare il filo della riflessione utilizzando le categorie e le prospettive metodologiche elaborate dall’economia dello sviluppo locale negli ultimi due decenni. In particolare, ponendo l’attenzione sul fenomeno della “coalescenza territoriale”, il libro si concentra su quei sistemi locali intercomunali che hanno assunto un carattere urbano. Sistemi che sono città in nuce e dalla cui “capacità di adattamento” dipende la traiettoria di sviluppo economico della Regione. Città – oggi senza governo, senza intelligenza e senza strategia – nelle quali si concentrano dis-equilibri socio-economici e potenziale evolutivo, ritardi infrastrutturali e capitale umano. Città “disperse” in attesa di un progetto.

Nel libro si suggerisce un’interpretazione dell’organizzazione territoriale delle Marche, si delinea un progetto di ricerca sulle nuove città nate per “coalescenza territoriale”, si propone una riflessione sui limiti della poliarchia che le governa. Riformulata in una prospettiva sistemica, la relazione causale tra fattori territoriali e sviluppo locale nelle Marche torna ad essere un tema di rilevanza teorica e applicata.

 

Antonio G. Calafati, Francesca Mazzoni

Città in nuce nelle Marche. Coalescenza territoriale e sviluppo economico, FrancoAngeli, Milano 2008, pp. 1-219

Dove sono le ragioni del sì? La "Tav in Val di Susa" nella società della conoscenza

Cercare, insieme agli studenti di un corso di “Analisi delle Politiche Pubbliche”, le ragioni del sì alla Tav in Val di Susa nei principali quotidiani italiani, certi di trovarle. Magari solo delineate, abbozzate, con le approssimazioni che la comunicazione giornalistica non può evitare. Cercarle leggendo, con attenzione, editoriali e corsivi, interviste e cronache. Cercarle con determinazione, ma non trovare niente, niente che assomigli a una ragione, a una argomentazione razionale. Accorgersi, prima sorpresi e poi sconcertati, dell’incapacità di giornalisti e politici di organizzare un pensiero sul tema della Tav in Val di Susa che abbia un significato, una logica, un senso. Accorgersi di come giornalisti e politici siano, tuttavia, a favore dell’opera – risolutamente, ostinatamente, inspiegabilmente. Iniziare cercando le ragioni del sì alla Tav in Val di Susa e terminare riflettendo, sconfortati, su che cosa possa essere accaduto ai nostri maggiori quotidiani. Giungere a pensare che, forse, il declino italiano nasce da qui, da questa incapacità del giornalismo italiano di fornire un resoconto attendibile, pertinente e fondato, degli effetti delle politiche pubbliche. Un giornalismo che ci impedisce di pensare collettivamente.

 

Antonio G. Calafati

Dove sonon le ragioni del Sì? La "Tav in Val di Susa" nella società della conoscenza, Edizioni SEB27, Torino 2006, pp. 1-98

Internazionalizzazione e sviluppo regionale

All'inizio degli anni Novanta nell'economia europea è iniziato un rapido processo di internazionalizzazione reso possibile, in primo luogo, dal progressivo dissolvimento dei vincoli istituzionali che fissavano il grado di "chiusura operativa" che aveva costituito la base della costruzione del "mercato unico". Si è trattato di un cambiamento straordinario, che sta determinando una profonda revisione delle strategie economiche degli agenti e, di conseguenza, delle traiettorie di sviluppo dei territori.
Il processo di internazionalizzazione dell'economia (e della società), mentre si consolida fino ad apparire irreversibile, fa sorgere alcune, fondamentali domande: quali saranno i suoi effetti sull'economia (e la società) europea nel suo complesso, sui singoli sistemi economici nazionali e - tema dei contributi raccolti in questo volume - sull'economia dei sistemi regionali nei quali il territorio europeo è articolato?
L'analisi degli effetti regionali dell'internazionalizzazione dell'economia europea - sia dei vincoli che introduce sia delle possibilità che apre - è un tema centrale sullo sfondo del "nuovo progetto europeo" e, in particolare, dell'obiettivo della "coesione territoriale". In Italia, il tema degli effetti dell'internazionalizzazione può dirsi ancora più importante che in altri Paesi europei per le profonde differenze nella struttura dei sistemi regionali, per l'elevata e persistente diversità delle loro prestazioni economiche, per la differente capacità di risposta strategica dei governi regionali e locali. Esaminare le nuove forme di territorializzazione della produzione e del consumo, degli investimenti e dell'innovazione è un passo necessario per comprendere - e per regolare - le traiettorie di sviluppo dei sistemi regionali italiani nei prossimi due decenni.
Sullo sfondo del nuovo contesto istituzionale europeo, i paradigmi interpretativi tradizionali - e i modelli che da essi discendono - sono diventati inadeguati sia sul piano del resoconto e della spiegazione sia come base per la costruzione di politiche di sviluppo regionale. I contributi raccolti in questo volume esplorano questo nuovo campo di indagine, proponendo prospettive metodologiche, strumenti di analisi, ipotesi teoriche e analisi empiriche per lo studio degli effetti territoriali dell'internazionalizzazione dell'economia italiana ed europea.

 

Nicola Bellini, Antonio G. Calafati (a cura di), Internazionalizzazione e sviluppo regionale FrancoAngeli, Milano, 2008, pp. 1-529

Scritti di: N. Bellini, A. Bramanti, G. Cainelli, A. Calafati, R. Capello, G. Capuano, E. Ciciotti, S. Cruciani, A. Dallara, E. Dansero, U. Fratesi, E. Giuliani, D. Gualerzi, U. Hilpert, D. Iacobucci, A. Marin, A. Mela, M. Nicolini, L. Resmini, P. Rizzi, E. Rullani, M. Scarpinato, M. Sucius

Economie nel tempo

Gli Appennini sono un'area-problema nell'ambito delle politiche pubbliche, un territorio per il qule porsi con urgenza il compito di delineare una strategia di sviluppo vincolata all'uso dello straordinario capitale culturale e naturale che essi ospitano. Ma le politiche di sviluppo locale per un territorio come gli Appennini non possono che essere sospese tra storia e progetto, non possono che fondarsi su un'esplorazione del significato del capitale esisstente. Esse richiedono un atto interpretativo che permetta di vedere i valori che questo capitale incorpora, di scoprirne il significato collettivo.

Alla costruzione di un progetto locale per gli Appennini la ricerca storica è dunque semplicemente necessaria, propio per il fatto di saper mostrare la complessità delle relazioni tra processo economico e risorse locali - nonché l'evoluzione che esse hanno avuto, sulla quale i sistemi locali degli Appennini hano costruito e ricostruito nel tempo il loro benessere economico. L'attenzione alla complessità alla quale la ricerca storica ci vincola si trasforma in una fondamentale lezione di metodo per chi ha la responsabilità di progettare e attuare una politica di sviluppo. Lo storico e la ricerca storiografica forniscono all'analista e al decisore collettivo la chiave di lettura dei materiali progettutuali che dovranno utilizzare.

I saggi di questo volume, nel restituirci la complessità delle relazioni tra processo economico e ambiente che caratterizzano gli Appennini, costribuiscono a delineare i contenuti di un progetto di sviluppo che mantenga e valorizzi questa complessità.

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Antonio G. Calafati, Ercole Sori (a cura di), Economie nel tempo. Persistenze e cambiamento negli Appennini in età moderna, FrancoAngeli, Milano 2004, pp. 1-368

Scritti di: G. Allegretti, M. Armiero, I. Biagianti, A. Calafati, A. Ciuffettti, P. Dogliani, C. Felice, O. Gaspari, O. Gobbi, M. Mggiorani, F. Mazzoni, M. Moroni, W. Palmieri, R. Pavia, S. Russo, R. Sabbatini, E. Sori